Beata te, o Maria, vergine povera, figlia di poveri! Tu sei divenuta la Madre del Signore dei signori. Nel tuo grembo, santa Madre del Signore, ha dimorato santamente quel Figlio della cui lode sono pieni i cieli. Beata te, o Maria: con il tuo latte hai nutrito il Figlio di Dio! E beate le tue braccia che lo hanno stretto al petto. Lui, fiamma d'amore, hanno sostenuto le tue ginocchia. Beata te, o madre colma di ogni bene: in te è sbocciata la luce che ha vinto l'oscurità delle tenebre. Benedetta sii tu, o Maria, e benedetto il frutto che ci hai donato! Benedetto il Padre che ha inviato il Figlio per la nostra salvezza! E benedetto lo Spirito consolatore che ci ha insegnato il mistero di lui. Benedetto il suo nome in eterno. Amen.
Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa "cosa è dentro l'uomo". Solo lui lo sa! (dall'Omelia per l'inizio del pontificato, 22 ottobre 1978)
Al di fuori della misericordia di Dio non c'è nessun'altra fonte di speranza per gli esseri umani. (dall'omelia per la dedicazione del Santuario della divina Misericordia, Kraków-Łagiewniki, 17 agosto 2002)
"RISVEGLIA, SIGNORE, LA TUA POTENZA, E VIENI"di Benedetto XVI
[...] “Excita, Domine, potentiam tuam, et veni”: con queste e con simili parole la liturgia della Chiesa prega ripetutamente nei giorni dell’Avvento. Sono invocazioni formulate probabilmente nel periodo del tramonto dell’Impero Romano. Il disfacimento degli ordinamenti portanti del diritto e degli atteggiamenti morali di fondo, che ad essi davano forza, causavano la rottura degli argini che fino a quel momento avevano protetto la convivenza pacifica tra gli uomini. Un mondo stava tramontando. Frequenti cataclismi naturali aumentavano ancora questa esperienza di insicurezza. Non si vedeva alcuna forza che potesse porre un freno a tale declino. Tanto più insistente era l’invocazione della potenza propria di Dio: che Egli venisse e proteggesse gli uomini da tutte queste minacce.
"Excita, Domine, potentiam tuam, et veni". Anche oggi abbiamo motivi molteplici per associarci a questa preghiera di Avvento della Chiesa. Il mondo con tutte le sue nuove speranze e possibilità è, al tempo stesso, angustiato dall’impressione che il consenso morale si stia dissolvendo, un consenso senza il quale le strutture giuridiche e politiche non funzionano; di conseguenza, le forze mobilitate per la difesa di tali strutture sembrano essere destinate all’insuccesso. "Excita": la preghiera ricorda il grido rivolto al Signore, che stava dormendo nella barca dei discepoli sbattuta dalla tempesta e vicina ad affondare. Quando la sua parola potente ebbe placato la tempesta, egli rimproverò i discepoli per la loro poca fede (cfr. Mt 8, 26). Voleva dire: in voi stessi la fede ha dormito. La stessa cosa vuole dire anche a noi. Anche in noi tanto spesso la fede dorme. Preghiamolo dunque di svegliarci dal sonno di una fede divenuta stanca e di ridare alla fede il potere di spostare i monti: cioè di dare l’ordine giusto alle cose del mondo.
“Excita, Domine, potentiam tuam, et veni”: nelle grandi angustie, alle quali siamo stati esposti in quest’anno, tale preghiera di Avvento mi è sempre tornata di nuovo alla mente e sulle labbra. Con grande gioia avevamo iniziato l’Anno Sacerdotale e, grazie a Dio, abbiamo potuto concluderlo anche con grande gratitudine, nonostante si sia svolto così diversamente da come ce l’eravamo aspettati.
In noi sacerdoti e nei laici, proprio anche nei giovani, si è rinnovata la consapevolezza di quale dono rappresenti il sacerdozio della Chiesa cattolica, che ci è stato affidato dal Signore. Ci siamo nuovamente resi conto di quanto sia bello che esseri umani siano autorizzati a pronunciare in nome di Dio e con pieno potere la parola del perdono, e così siano in grado di cambiare il mondo, la vita; quanto sia bello che esseri umani siano autorizzati a pronunciare le parole della consacrazione, con cui il Signore attira dentro di sé un pezzo di mondo, e così in un certo luogo lo trasforma nella sua sostanza; quanto sia bello poter essere, con la forza del Signore, vicino agli uomini nelle loro gioie e sofferenze, nelle ore importanti come in quelle buie dell’esistenza; quanto sia bello avere nella vita come compito non questo o quell’altro, ma semplicemente l’essere stesso dell’uomo: per aiutare che si apra a Dio e sia vissuto a partire da Dio.
Tanto più siamo stati sconvolti quando, proprio in quest’anno e in una dimensione per noi inimmaginabile, siamo venuti a conoscenza di abusi contro i minori commessi da sacerdoti, che stravolgono il Sacramento nel suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita.
In questo contesto, mi è venuta in mente una visione di sant’Ildegarda di Bingen che descrive in modo sconvolgente ciò che abbiamo vissuto in quest’anno. [...]
Nella visione di sant’Ildegarda, il volto della Chiesa è coperto di polvere, ed è così che noi l’abbiamo visto. Il suo vestito è strappato, per la colpa dei sacerdoti. Così come lei l’ha visto ed espresso, l’abbiamo vissuto in quest’anno. Dobbiamo accogliere questa umiliazione come un’esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento.
Solo la verità salva. Dobbiamo interrogarci su che cosa possiamo fare per riparare il più possibile l’ingiustizia avvenuta. Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero nostro modo di configurare l’essere cristiano, così che una tale cosa potesse accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere.
È questo anche il luogo per ringraziare di cuore tutti coloro che si impegnano per aiutare le vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa, la capacità di credere al suo messaggio. Nei miei incontri con le vittime di questo peccato, ho sempre trovato anche persone che, con grande dedizione, stanno a fianco di chi soffre e ha subito danno. È questa l’occasione per ringraziare anche i tanti buoni sacerdoti che trasmettono in umiltà e fedeltà la bontà del Signore e, in mezzo alle devastazioni, sono testimoni della bellezza non perduta del sacerdozio.
Siamo consapevoli della particolare gravità di questo peccato commesso da sacerdoti e della nostra corrispondente responsabilità. Ma non possiamo neppure tacere circa il contesto del nostro tempo in cui è dato vedere questi avvenimenti.
Esiste un mercato della pornografia concernente i bambini, che in qualche modo sembra essere considerato sempre più dalla società come una cosa normale. La devastazione psicologica di bambini, in cui persone umane sono ridotte ad articolo di mercato, è uno spaventoso segno dei tempi. Da vescovi di paesi del Terzo Mondo sento sempre di nuovo come il turismo sessuale minacci un’intera generazione e la danneggi nella sua libertà e nella sua dignità umana. L’Apocalisse di san Giovanni annovera tra i grandi peccati di Babilonia – simbolo delle grandi città irreligiose del mondo – il fatto di esercitare il commercio dei corpi e delle anime e di farne una merce (cfr. Ap 18, 13). In questo contesto, si pone anche il problema della droga, che con forza crescente stende i suoi tentacoli di polipo intorno all’intero globo terrestre, espressione eloquente della dittatura di Mammona che perverte l’uomo. Ogni piacere diventa insufficiente e l’eccesso nell’inganno dell’ebbrezza diventa una violenza che dilania intere regioni, e questo in nome di un fatale fraintendimento della libertà, in cui proprio la libertà dell’uomo viene minata e alla fine annullata del tutto.
Per opporci a queste forze dobbiamo gettare uno sguardo sui loro fondamenti ideologici. Negli anni Settanta, la pedofilia venne teorizzata come una cosa del tutto conforme all’uomo e anche al bambino. Questo, però, faceva parte di una perversione di fondo del concetto di ethos. Si asseriva – persino nell’ambito della teologia cattolica – che non esisterebbero né il male in sé, né il bene in sé. Esisterebbe soltanto un “meglio di” e un “peggio di”. Niente sarebbe in se stesso bene o male. Tutto dipenderebbe dalle circostanze e dal fine inteso. A seconda degli scopi e delle circostanze, tutto potrebbe essere bene o anche male. La morale viene sostituita da un calcolo delle conseguenze e con ciò cessa di esistere.
Gli effetti di tali teorie sono oggi evidenti. Contro di esse papa Giovanni Paolo II, nella sua enciclica "Veritatis splendor" del 1993, indicò con forza profetica nella grande tradizione razionale dell’ethos cristiano le basi essenziali e permanenti dell’agire morale. Questo testo oggi deve essere messo nuovamente al centro come cammino nella formazione della coscienza. È nostra responsabilità rendere nuovamente udibili e comprensibili tra gli uomini questi criteri come vie della vera umanità, nel contesto della preoccupazione per l’uomo, nella quale siamo immersi. [...]
*
Vorrei ancora ricordare la beatificazione del cardinale John Henry Newman. Perché è stato beatificato? Che cosa ha da dirci? A queste domande si possono dare molte risposte, che nel contesto della beatificazione sono state sviluppate. Vorrei rilevare soltanto due aspetti che vanno insieme e, in fin dei conti, esprimono la stessa cosa.
Il primo è che dobbiamo imparare dalle tre conversioni di Newman, perché sono passi di un cammino spirituale che ci interessa tutti. Vorrei qui mettere in risalto solo la prima conversione: quella alla fede nel Dio vivente.
Fino a quel momento, Newman pensava come la media degli uomini del suo tempo e come la media degli uomini anche di oggi, che non escludono semplicemente l’esistenza di Dio, ma la considerano comunque come qualcosa di insicuro, che non ha alcun ruolo essenziale nella propria vita. Veramente reale appariva a lui, come agli uomini del suo e del nostro tempo, l’empirico, ciò che è materialmente afferrabile. È questa la “realtà” secondo cui ci si orienta. Il “reale” è ciò che è afferrabile, sono le cose che si possono calcolare e prendere in mano.
Nella sua conversione Newman riconosce che le cose stanno proprio al contrario: che Dio e l’anima, l’essere se stesso dell’uomo a livello spirituale, costituiscono ciò che è veramente reale, ciò che conta. Sono molto più reali degli oggetti afferrabili. Questa conversione significa una svolta copernicana. Ciò che fino ad allora era apparso irreale e secondario si rivela come la cosa veramente decisiva. Dove avviene una tale conversione, non cambia semplicemente una teoria, cambia la forma fondamentale della vita. Di tale conversione noi tutti abbiamo sempre di nuovo bisogno: allora siamo sulla via retta.
La forza motrice che spingeva sul cammino della conversione era in Newman la coscienza. Ma che cosa si intende con ciò? Nel pensiero moderno, la parola “coscienza” significa che in materia di morale e di religione, la dimensione soggettiva, l’individuo, costituisce l’ultima istanza della decisione. [...]
La concezione che Newman ha della coscienza è diametralmente opposta. Per lui “coscienza” significa la capacità di verità dell’uomo: la capacità di riconoscere proprio negli ambiti decisivi della sua esistenza – religione e morale – una verità, "la" verità. La coscienza, la capacità dell’uomo di riconoscere la verità, gli impone con ciò, al tempo stesso, il dovere di incamminarsi verso la verità, di cercarla e di sottomettersi ad essa laddove la incontra. Coscienza è capacità di verità e obbedienza nei confronti della verità, che si mostra all’uomo che cerca col cuore aperto. Il cammino delle conversioni di Newman è un cammino della coscienza: un cammino non della soggettività che si afferma, ma, proprio al contrario, dell’obbedienza verso la verità che passo passo si apriva a lui. [...]
Per poter asserire l’identità tra il concetto che Newman aveva della coscienza e la moderna comprensione soggettiva della coscienza, si ama far riferimento alla sua parola secondo cui egli – nel caso avesse dovuto fare un brindisi – avrebbe brindato prima alla coscienza e poi al papa. Ma in questa affermazione, “coscienza” non significa l’ultima obbligatorietà dell’intuizione soggettiva. È espressione dell’accessibilità e della forza vincolante della verità: in ciò si fonda il suo primato. Al papa può essere dedicato il secondo brindisi, perché è compito suo esigere l’obbedienza nei confronti della verità. [...]
Servizio del tg 1 Rai su Medjugorje

Il 22 febbraio 1931 Gesù apparve, in Polonia, a Suor Faustina Kowalska e le affidò il messaggio della Devozione alla Divina Misericordia. Lei stessa così descrisse l'apparizione: "Mi trovavo nella mia cella, quando vidi il Signore vestito di candida veste. Aveva una mano alzata in atto di benedire; con l'altra toccava la tunica bianca sul petto, dal quale uscivano due raggi: uno rosso e l'altro bianco". Dopo un istante, Gesù mi disse: "Dipingi un quadro secondo il modello che vedi, e scrivici sotto: Gesù confido in Te! Desidero, inoltre che questa immagine sia venerata nella vostra Cappella e in tutto il mondo. I raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua che sgorgano quando il mio Cuore fu trafitto dalla lancia, sulla Croce. Il raggio bianco rappresenta l'acqua che purifica le anime; quello rosso, il sangue che è la vita delle Anime". In un'altra apparizione Gesù le chiese l'istituzione della festa della Divina Misericordia, esprimendosi così: "Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la festa della mia Misericordia. L'anima, che in quel giorno si confesserà e si comunicherà, otterrà piena remissione delle colpe e delle pene. Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa".
La Festa della Divina Misericordia fu istituita ufficialmente da Papa Giovanni Paolo II il 30 aprile 2000 in occasione della canonizzazione della religiosa polacca.La Coroncina della Divina Misericordia:
(Per la recita si usa una normale corona del rosario)
Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O Gesù, d'amore acceso, non t'avessi mai offeso! O mio caro e buon Gesù, con la Tua
Santa Grazia non ti voglio offendere più, nè mai più disgustarti, perchè ti amo sopra ogni
cosa. Gesù mio misericordia, perdonami!
Si inizia con: il Padre Nostro, l'Ave Maria e il Credo.
Credo:
Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo
unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria
Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo
giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là
verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la
comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna.
Amen.
Sui (5) grani maggiori del rosario si dice:
Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo
Figlio e Signore Nostro, Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del
mondo intero.
Sui (50) grani minori del rosario si dice:
Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
Alla fine si dice per tre volte:
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.
Alla fine si dice:
O Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia
per noi, confido in te!
(Si chieda la grazia a Gesù, per intercessione
di Santa Faustina Kowalska.........
a cui Gesù non ha mai rifiutato nulla).
Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
(Se una grazia non viene concessa subito ripetere la Coroncina
tante volte, alle tre del pomeriggio e anche in altri orari).
Le Promesse di Gesù Misericordioso:
Con questa coroncina otterrai qualsiasi grazia, se quello che chiedi è conforme
alla Mia volontà.
La Mia Misericordia avvolgerà in vita e specialmente nell'ora della morte le
anime che reciteranno questa coroncina.
I sacerdoti la raccomandino a chi vive nel peccato come una tavola di
salvezza.
Se verrà recitata accanto a un moribondo, Mi metterò fra il Padre e l'anima
agonizzante non come giusto Giudice, ma come Salvatore Misericordioso.
L'ORA DELLA MISERICORDIA:
Gesù ha raccomandato di recitare la coroncina a qualsiasi ora ma in
particolare nell'ora della propria morte, ossia le 3 del pomeriggio, che Lui
stesso ha chiamato un'ora di grande misericordia per il mondo intero.
"In quell'ora dice Gesù non rifiuterò nulla all'anima che Mi prega per la Mia
Passione".
L'IMMAGINE DI GESU’ MISERICORDIOSO:
L'anima che venererà questa immagine Prometto non perirà, già su questa
terra Prometto la vittoria sui suoi nemici e sarà difesa come Mia gloria
nell'ora della morte.
LA FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA:
L'anima che la prima domenica dopo Pasqua si confesserà e riceverà
degnamente la santa comunione, dopo aver fatto per 9 giorni a partire dal
Venerdì Santo una novena usando la Coroncina alla Divina Misericordia,
riceverà la grande grazia della remissione totale di tutte le pene e dei
castighi.
LA DIFFUSIONE DEL CULTO DELLA DIVINA MISERICORDIA:
A tutti sono dirette due promesse, la prima riguarda la protezione materna in
tutta la vita e la seconda riguarda l'ora della morte:
"Tutte le anime che adoreranno la Mia misericordia e ne diffonderanno il
culto, nell’ora della loro morte, poi, non sarò Giusto Giudice ma Salvatore

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore mentre ci parli. Sì. Tu, Cristo, parli a noi per mezzo dei testimoni della tua passione e risurrezione. Tu parli per mezzo di Pietro e degli Apostoli. Tu parli anche per mezzo di quei Protomartiri che, in maggioranza, hanno creduto, benché non avessero visto. E dopo aver creduto hanno dato la vita per Cristo. Noi siamo eredi di questa testimonianza. Dobbiamo essere degni di una tale eredità! Cerchiamo la sua sorgente nella Sacra Scrittura: «Facci comprendere le Scritture». Tu ci parli in esse. E benché non vediamo te in persona, tuttavia nelle Scritture troviamo sempre la stessa sorgente della fede. Tu ci parli in esse. Signore, arde il nostro cuore! Arde il cuore! Permettici di amare la verità, la verità della tua Passione e della tua Risurrezione! Permettici di vivere nel soffio del tuo mistero pasquale. Scritta da Papa Giovanni Paolo II
WEBMASTER
MARIA DI GIOVANNI
MARCO VIZZINI
CONSULENTE RELIGIOSO
SALVO